Dalla cima più alta, con gli sci

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         31 Jan 2022 09:49
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Dalla cima più alta,

con gli sci


Attratto da quel mondo dove le quote si fanno verticali, guardo spesso lo skyline delle cime carniche stagliarsi nei cieli cobalto verso Nord. Sono cime e catene che, viste dalla pianura udinese, grattano alla loro maniera i cieli del Friuli. 
Le Prealpi, con quel rincorrersi di dorsali glabre e arrotondate. Nette a destra svettano le Alpi Giulie con muraglie che solo le nuvole dell’alto Adriatico possono superare e poi, più lontane le Alpi Carniche, su cui troneggia la sagoma inconfondibile del monte Coglians, la cima più alta del Friuli Venezia Giulia che si innalza con i suoi 2780m di roccia e panorami. E neve.


Una cima cangiante, quella del Coglians, che si fa bianca di neve e ghiaccio già dal tardo autunno. Una sommità che attira a sé chi ama conoscere le terre più alte nella stagione che vorrebbe bloccare tutto sotto alla coperta del gelo.
Se penso allo scialpinismo in Carnia non posso esimermi dal vedere le punte dei miei legni discendere lungo il vallone del Ploto, in quell’anfiteatro naturale che è racchiuso tra le pareti del Coston di Stella e il pilastro est. Ed è proprio a quella cima più alta dei miei orizzonti che tendo oggi. 
Prendo quota lungo la pista forestale che dopo l’abitato di Collina serpeggia verso l’alto guadagnando le altezze dove il bosco di abeti si fa rado lasciando spazio a larici spogli che attendono la primavera per germogliare nuovamente. 
La salita con le pelli di foca regala il ritmo regolare del proprio passo, un battito che permette di ammirare le dorsali di queste piccole valli spoglie che si raccolgono e si raccordano nei pressi della malga Morareto. È un compendio di pendii e canali bianchi, linee eteree che scendono un po' ovunque dalle creste che racchiudono questi spazi di montagna carnica. Ma so che oggi dovrò procedere ancora a lungo e tendere all’alto, perché la cima da cui si vede il mare è quella che ancora si cela dietro a sbarramenti di lisce pareti, più su, dove i rumori sono attutiti dall’altitudine e il panorama si fa compagno di salita. 
Verso ovest guadagno l’ingresso al vallone del Coglians: un canale ripido mi impegna con inversioni serrate e rimbalzo come la pallina di un flipper tra le rocce calcaree erose dai millenni, in vista della verticale torre del Coston di Stella. 
Oltrepassato questa dogana naturale, lasciata la vista della valle che si estende fino a sbattere sulle pareti nord delle Dolomiti Pesarine, si respira tutt’altra atmosfera. La quota s’è fatta importante, neppure gli alberi se la sentono di vivere quassù, ma la bellezza struggente di certi luoghi è misurata da taluni con metri di paragone che vanno oltre l’oggettivo.
Salgo e mi sento bene. La Cima di Mezzo, altra vetta classica per lo scialpinismo in Carnia, la saluto solamente da lontano transitando nelle sue immediate vicinanze e miro a nord ovest seguendo quella pista naturale che si apre verso l’alto. Prendo fiato attorno a quota 2400 e mi guardo attorno. La vista verso sud è infinita e meravigliosa, da un po' il monte Sernio, il Montasio, l’Amariana e molti altri sono compagni di gita silenziosi che sostengono le mie fatiche e mi spingono a salire ancora. La barriera naturale della fascia di rocce oggi è ben coperta e non oppone troppe difficoltà alla risalita, la neve di quest’inverno ha livellato anche le asperità più severe. E la cima lassù, sempre più vicina. Limite di una montagna dove il vento sta spostando i cristalli dell’inverno disperdendoli verso le valli di Carnia.

La pendenza va aumentando e dove respiro aria di cima calzo i ramponi e risalgo direttamente l’ultimo centinaio di metri che mi separa da questo cielo. 
Il vento della vetta mi sussurra un benvenuto che è costato fatica, questa ascesa ha un dislivello importante, ma ne è valsa la pena! Il rintocco della campana è meta finale e lo start che i miei sci vogliono sentire per quella che sarà una discesa memorabile…
La meritata pausa su questa cuspide che pare al di sopra di tutto. Al di sopra dei boschi della vicina Carinzia, al di sopra delle dorsali di neve che si perdono a Sud e degli appicchi che occhieggiano un po' ovunque nelle vicinanze. 
Solo l’azzurro del cielo pare insuperabile ma scendere da quassù sarà un po' come volare. Perché il primo tratto, impegnativo, rasenta salti nel vuoto che intimoriscono ed attirano allo stesso tempo. Poi curve, tante, su neve perfetta in uno spazio che pare pensato per i miei sci. Dai 2780 giù senza soluzione di continuità.
Mi risveglio al rifugio Tolazzi da un sogno bianco che mi ha incantato come ogni volta che ho deciso di fare visita al “Re Coglians” sui miei legni. Una meta austera d’estate e regale d’inverno. Per chi pensa che 1400 metri di dislivello siano il giusto ingrediente per un’uscita di skialp memorabile.

Qualche settimana più tardi in A23, in transito dalla pianura friulana verso nord. In mezzo alle montagne, sullo sfondo di una strada sempre uguale, inconfondibile, la sagoma del Coglians. E subito mi ritrovo nell’atmosfera bianca di un giorno che si, ora lo confermo, è rimasto nella mia anima. 


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