Foresta Pramosio e Lago Avostanis in sella

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         06 May 2020 02:19
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Della miriade di salite che si sviluppano nell’alta Carnia, questa è decisamente una di quelle che occupano una posizione importante nella mia classifica personale. Un percorso che rappresenta al meglio quella corrente di pensiero che crede che per gioire intimamente si debba prima, profondamente, faticare.  

Sarà il connubio di elementi che posso godere in sella alla mia bici, sarà lo sforzo che va aumentando esponenzialmente verso la meta finale e che si fa desiderare, e talvolta maledire, quando sui ripidi tornanti la ruota posteriore proprio non ne vuol sapere di aderire a terra. Sarà la mole di queste montagne che lo sguardo sudato accarezza salendo… Oppure? Oppure altro, ma qualcosa dev’esserci se, arrivato sulle rive di uno dei bacini più spettacolari della Alpi Friulane, il lago di Avostanis, rimosso il casco e appoggiata a terra la mia bicicletta, non posso desiderare altro che fermarmi qua in questa conca, dove uno specchio d’acqua turchese è sovrastato da grigie pareti calcaree. Dove la conformazione particolare del terreno isola dal resto del mondo, un anfiteatro dove la voce rimbalza sulle pareti forando un muro di silenzio ed isolamento che mi lascia sbigottito. Non ci sono strade con auto, non c’è il brusio continuo della vita quotidiana, né voci sguaiate. I fischi delle marmotte, quelli sì. Sembra un pubblico di spettatori che incita l’ascesa dal rifugio Morgante, con i loro fischi striduli, distolgono l’ascolto del tuo cuore che pompa all’impazzata sui ripidissimi tratti di cemento verso il passo di Pramosio.     




Una giornata in sella partita cauta, con le ruote grasse che corrono nel primo tratto sulla strada sterrata ben battuta che dal paesino di Laipacco mi ha portato a salire gradualmente all’interno della foresta di Pramosio, una delle maggiori in territorio friulano, di proprietà della regione Friuli Venezia Giulia che ne cura anche la tutela. I tratti rettilinei si sono alternati a frequenti tornanti smorzando in questo modo la pendenza media dell’ascesa.

Dopo circa 7 km di percorso il bosco ha lasciato spazio alle verdi radure dell’alpeggio di malga Pramosio, a quota 1500m, dove mi sono concesso una pausa gustandone i prodotti in questa esclusiva location. Ho scelto la giornata ideale per questa uscita evitando i giorni festivi: nei weekend so per certo che numerose automobili sarebbero arrivate fin quassù al servizio dei tanti amanti delle camminate e delle arrampicate che da qui partono verso le loro mete. 
L’ambiente bucolico e rilassante ha tentato di farmi desistere dal traguardo personale imposto per oggi; lassù, in mezzo alle rocce, un angolo esclusivo di Carnia che attende me e la mia bicicletta. 
Nuovamente in sella dove il percorso s’è fatto panoramico riprendendo l’ascesa. Un primo tratto dal fondo più irregolare ma con pendenza ideale ha anticipato la serie di rampe, con vari tratti cementati, dalle pendenze ben più sostenute che mi hanno messo a dura prova. Le gambe, fortunatamente, hanno retto bene.
 La salita ha attraversato luoghi segnati dalle vicende della prima guerra. Immancabile un pensiero è corso a quei soldati, tra una spinta sui pedali e l’altra. Altre fatiche, rispetto alle mie! 
Raggiunta la Casera delle Manze, a quota 1800m, con la sua fontana dall’acqua freschissima ho guardato verso l’alto, dove il filo della carrabile disegna in pendenza una via che sale al cielo. Pochi minuti di sofferenza e sforzi, i tornanti sono un muro micidiale, ma finiscono in breve, depositandomi in quello scrigno che è la conca del lago di Avostanis, a quota 1950m. 
La discesa è puro godimento. E’qualcosa nata dalle mie fatiche ed è la parte di un regalo fatto solo per me. Come il vento che mi rinfresca, i single trak che mi regalo quali piccoli diversivi verso il passo di Pramosio per guardare oltre, a quell’Austria così vicina che solo un cartello identifica. 
Poi giù, veloce e senza storie, fino alla malga dove comincia il vero divertimento. Lascio la strada di servizio e seguo il sentiero 403 che scende sempre nei pressi della strada ma con percorso autonomo e molto divertente. Dossi, curve, single trak fino giù verso il punto di partenza. Giornata memorabile questa perché la salita al lago di Avostanis, oltre che gesto atletico di tutto rispetto, significa instaurare un rapporto a tre fra te stesso, la bicicletta e la montagna che stai pedalando. Un rapporto che può essere di profondo amore o di viscerale odio!


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