Le verdi dorsali di Lodin

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         23 May 2020 00:22
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LE VERDI DORSALI DI LODIN


Lo sapevi che sulle Alpi Friulane esistono una miriade di laghetti alpini dall’indescrivibile bellezza? Tra tutti il lago Zollnersee (o di Salderies in lingua friulana) è quello che rappresenta meglio, a mio parere, la perfetta unione tra acqua, cielo e terra. Un piccolo sito dov’è condensata quella magia che solo la montagna sa regalare.


La conca del lago è un angolo di verde a due passi dal confine italo-austriaco, in quella zona della catena carnica che sinuosamente collega il monte Cuestalta alla Creta di Aip. In questo tratto le montagne addolciscono le loro vette smorzandone i vertici rocciosi e lasciando spazio ad un microcosmo di praterie, brughiere alpine e cocuzzoli smussati.
Da sempre terre di passaggio e migrazione, come narra la leggenda di Attila, re degli Unni, rifugiato ai piedi della Creta di Aip nella grotta non troppo distante da qui. Terre di confine contese durante la grande guerra, terre senza limiti per chi, al giorno d’oggi, le percorre appiedato lungo i numerosi sentieri che le attraversano.


Qui i percorsi della traversata carnica e della karnischer hoehnweg, due tragitti speculari che percorrono dal lato italiano ed austriaco tutta la catena della Alpi Carniche da occidente ad oriente, si intrecciano e confluiscono più volte, quasi a sottolineare l’innegabile bellezza di questi versanti.
Un’escursione dall’ampio respiro che trova la sua partenza ideale in corrispondenza della malga di Ramaz bassa, attorno a quota 1000, e risale la valletta del Pecol di Chiaula verso il rifugio Fabiani lungo una comoda strada forestale immersa nel bosco. 
In questo ambito di natura genuina il rifugio, adagiato in una solare spianata prativa come fosse da sempre elemento di questo contesto ambientale, parte integrante di questa terra, è nato dove l’attività malghiva trovò terreno fertile per il suo sviluppo. Il fabbricato del ricovero ha mantenuto intatta la tipologia costruttiva delle casere alpine d’un tempo seppur ricostruito nell’anno 2000 dopo un incendio che distrusse quanto in precedenza eretto.

Con l’ascesa lungo il sentiero che guida al Passo di Pecol di Chiaula si raggiungono le “terre alte” e il confine di stato con la vicina Austria. La vista si apre su questa spettacolare parte di Carinzia, da lì in breve si raggiungerebbe il vicino rifugio Zollnersee Hutte posto poco oltre, ma il richiamo del lago è forte e le radure ci guidano ad oriente, nella silente conca dove giace lo specchio d’acqua del Zollnersee. Le sponde, verdi e morbide, ricordano coperte e sdraiarsi un attimo sulle rive diventa un piacevole diversivo, mentre in alto i rapaci, qui molto frequenti, disegnano cerchi tra le nuvole che ipnotizzano il tempo in un elemento che pare cristallizzarsi. 

I fischi delle marmotte salutano il viandante che rimonta le tracce di sentiero verso levante, in direzione del vicino passo del Lodinut a 1817m raggiungibile in breve con qualche sforzo in più. La breccia è un’insellatura che permette di riaffacciarsi sul versante italiano di questa lunga dorsale.

Nella discesa successiva, sulle pendici prative del monte Lodin rivolte a meridione, giace una delle tante casere che costellano i monti di Carnia. Alpeggi in quota, parti integranti di quel filo che lega indissolubilmente la montagna alle genti del fondovalle. Un legame dalle origini antiche, un legame saldo tra natura, uomo e animali. Un mondo che va scomparendo soverchiato dalla modernità, che qui si aggrappa alle montagne e tiene duro nonostante tutto. Un mondo che ancora vive grazie ai sacrifici di quei malgari che portano avanti le tradizioni casearie tramandate nei secoli.

Se cerchi la frescura dei boschi di abete e faggio, mentre i rami sussurrano al suono del vento, se vuoi colmare il tuo sguardo del verde profondo e autentico della Carnia in un divenire di panorami, peregrinare in questi luoghi sarà la risposta perfetta.
Non resta che incamminarsi su questi sentieri…


Omar Gubeila
foto Omar Gubeila e  Alberto Cella




Percorso indicativo - Google Earth


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